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La leggenda vuole come fondatore della città un pastore chiamato Bucur, il cui nome significa “gioia” da cui deriverebbe il nome di Bucuresti, ma in realtà la vera storia della città è legata al nome del Principe Vlad detto Tepes /[Vlad l’Impalatore] che firma nel 1459 un documento che attesta per la prima volta l’esistenza […]

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București

La leggenda vuole come fondatore della città un pastore chiamato Bucur, il cui nome significa “gioia” da cui deriverebbe il nome di Bucuresti, ma in realtà la vera storia della città è legata al nome del Principe Vlad detto Tepes /[Vlad l’Impalatore] che firma nel 1459 un documento che attesta per la prima volta l’esistenza della città.

La capitale romena offre un volto pieno di contrasti, frutto di una storia movimentata.

Il piccolo centro storico politico, dove si trovano la Corte Principesca e la Chiesa Sant’Antonio, è circoscritto dall’antico quartiere commerciale di Lipscani che una volta rappresentava il punto d’incontro tra i commercianti arrivati dall’Oriente e quelli che portavano merci da provenienti dal Lipsca, antica Lipsia, dall’Occidente. Adesso, questo quartiere è diventato la nuova movida, pieno di locali e pub, pedonale e aperto fino a tarda notte.

Dal suo passato medievale, Bucarest conserva le chiese delle antiche corti dei boiardi (nobili) che sono resistite agli incendi e terremoti, essendo in muratura. Ma i primi del XIX secolo Bucarest sembrava un grande villaggio oppure un insieme di quartieri popolari intorno alle proprietà dei nobili. 

Al volgere del XX secolo gli architetti francesi e romeni che hanno studiato a Parigi e Vienna trasformano la città in quella che prenderà il nome di Piccola Parigi per la somiglianza di alcuni edifici, in particolare dell’Arco di Trionfo e dei suoi vialoni alberati come Soseaua Kiseleff, che imita l’arco parigino e les Champs Elysées.

La fine della Seconda Guerra Mondiale ha significato per la Romania l’arrivo del regime comunista che ha comportato grandi cambiamenti, dalla fine della vita cosmopolita di Bucarest, la nazionalizzazione delle grandi industrie, alle costruzioni dei quartieri periferici come Balta Alba, Drumul Taberei, Militari. 

In questi anni, oltre alle zone abitative a Bucarest fu costruita la metropolitana, inaugurata il 19.12.1979. Nel 1990 la rete metropolitana contava tre linee con circa 40 fermate. Ad oggi ci sono 4 linee con 51 fermate che rappresenta il 4% della rete dei trasporti a Bucarest per un volume di passeggeri di circa 20%. Dopo la caduta di Ceausescu non sono più stati fatti grandi investimenti. La prima linea M1 collegava nel 1979, due grandi fabbriche e varie università, il nuovo Politecnico (15 facoltà),  l’Accademia militare, l’Istituto di medica e grandi licei.

Il grande terremoto del 1977 è stato il principio del nuovo piano regolatore, dopo gli interventi di allontanamento delle distruzioni che comunque per la potenza del terremoto (7°Richter) non ha provocato grandi danni. Il piano fu attuato nei primi anni ’80, che ha comportato la demolizione di un quartiere vicino al centro, dunque non solo case ma anche chiese e monasteri, l’antico ospedale costruito dalla moglie del nipote del principe Brancoveanu, Safta, e le grande Halle con il mercato della carne, costruito in stile tipico francese, cioè tutto quello che interferiva con la costruzione dei grandi vialoni che portano al Parlamento e con la costruzione quest’ultimo. Tante chiese furono spostate con un sistema tecnico innovativo, con l’aiuto di binari. 

Adesso, dopo più di 25 anni della caduta del regime “Casa Poporului” (La Casa del Popolo) attualmente la sede del Parlamento Romeno con le sue dimensioni, il secondo edificio del mondo come superficie dopo il Pentagono degli Stati Uniti, resta testimone dell’epoca comunista. Questo imponente edificio con più di 1.000 stanze che riflette il lavoro dei più grandi architetti e artigiani romeni, è uno dei monumenti più visitati della capitale. E’ un lavoro di cui i Romeni vanno fieri perché tutti i materiali usati, dal marmo al cristallo, come anche gli elementi di arredamento dai tappeti alle tende ed ai lampadari sono 100% made in Romania.

Negli ultimi anni compaiono le costruzioni moderne, vetro e cemento, che cambiano lo skyline del centro, togliendo il primato all’albergo Intercontinental che con i suoi 22 piani,  innalzato per il volere di Ceausescu nel 1972 in collaborazione con gli americani, è stata la costruzione più alta di Bucarest per circa 20 anni.

E’ la città natale degli scrittori Eugen Ionesco, Emil Cioran, Mircea Eliade, dell’ingegnere Henri Coanda (inventore del motore a reazione e padre dell’aviazione romena), del musicista Grigoras Dinicu, per citarne soltanto alcuni.

Ogni due anni a Bucarest è organizzato il festival dedicato alla memoria del grande musicista e direttore d’orchestra, il Festival George Enescu

A Bucarest si trova la sede della Filarmonica George Enescu, 14 teatri e più di 50 sale di spettacoli, 10 università statali e 10 università private.

Arrivando all’aeroporto internazionale di Otopeni fino quando si arriva in albergo si passa davanti agli obiettivi turistici sottoelencati, facendo anche una piccola deviazione per vedere gli edifici più importanti, per lo stile architetturali, per la loro bellezza, per la loro storia e legende metropolitane. 

La città è un insieme di contrasti che a chi passa solo qualche ora potrebbe non piacere. Non ha niente di medievale (ad eccezione delle rovine della corte principesca), ha tante chiese e piccoli eremi, tutti ortodossi ( qualche eccezione di chiese e cattedrali cattoliche), ha qualche centinaia di edifici storici con architettura neo-romena e neoclassica francese, tanti villini con giardini e tanto verde, perché a Bucarest ci sono dei bei parchi, dal centrale Cismigiu, dal piccolo Icoanei, ai grandi Herastrau, Tineretului, Balta Alba. Inoltre ha tanti musei, dalle piccole case memoriali (Theodor Aman), ai grandi musei di Belle Arti oppure delle Collezioni d’arte, ai musei di  storia per finire con il museo della Tecnica, museo militare e i più nuovi, quello della chioccolata e quello dei sensi. Per non dimenticare del museo del villaggio (ed altri di etnografia), della geologia e delle scienze ma anche la collezione di auto d’epoca (e non solo) del multimilionario tennista Ion Tiriac e delle più grandi terme.

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