BIT MILANO Pad. 4 Stand D81: 12 - 14 FEBBRAIO 2023

Regione

Oltenia

Culele Măldăreşti – case nobili fortificate
Weather icon

Consiglio COVID-19: si prega di seguire i consigli del governo e controllare gli orari di apertura delle attività prima del viaggio. Scopri di più

Culele Măldăreşti – case nobili fortificate

Il Complesso Museale Maldaresti è stato organizzato in un pittoresco ambiente naturale e riunisce Culele Greceanu, Duca, così come la Casa memoriale I.G.Duca, tutti monumenti singolari dell’architettura romena, in cui si intrecciano armoniosamente elementi di architettura contadina della zona con elementi di costruzione specifici per le fortificazioni. In queste terre, dove la leggenda s’intreccia alla storia, Cula Greceanu ha i suoi inizi nel XVI secolo, quando Nan Paharnicul costruì una torre di difesa e, in seguito, suo nipote, Tudor Maldar, aggiunse il resto della costruzione verso la fine del XVIII secolo.

Per quanto riguarda l’etimologia della parola “cula”, essa deriva dal turco “kule”, che designa una torre, e nello spazio romeno definisce, per estensione, una casa nobile fortificata a forma di torre, che ha come caratteristica principale un piano terra alto e massiccio con una scala interna che conduce al primo piano e altri nascondigli.

Questo tipo di costruzione è molto diffuso nella penisola balcanica, soprattutto in Serbia e Albania, ma anche in Bulgaria. Nel nostro paese è caratteristico solo nell’area adiacente all’area balcanica, rispettivamente Oltenia e Muntenia occidentale.

Le case nobili innalzate a forma di cula erano una misura di difesa contro la minaccia delle incursioni dei turchi di Vidin e di Ada-Kaleh e dei gruppi di fuorilegge che si erano moltiplicati in modo preoccupante a quei tempi. Le case fortificate sono sopravvissute fino ai giorni nostri, dimostrando la loro resistenza.

+ Cula Greceanu

L’edificio più antico della regione Oltenia, che si trova all’interno di questo complesso è la Cula Greceanu, che ha mantenuto questo nome perché nel tempo è passato come dote dalla famiglia Maldarescu alla famiglia Greceanu.

La leggenda attribuisce la costruzione di questo edificio a uno dei capitani di Michele il Bravo/Mihai Viteazul, Tudor Maldar, ma le testimonianze storiche fanno risalire la costruzione alla fine del XVIII secolo quando fu ricostruita oppure costruita dalle fondamenta dal nobile boiardo Maldarescu.

Ci sono elementi tipici dello stile Brancovenesc, lo stile neorinascimentale romeno: le finestre della cantina in pietra traforata, i due portici ad archi e le volte di penetrazione nella stanza del primo piano che rafforzano queste affermazioni.

L’accesso per il visitatore avviene attraverso un pesante portone scolpito in legno di quercia e prosegue con una scala in legno fino al primo piano.  Il muro esterno dell’entrata è attraversato da due fori per armi da fuoco, a difesa dell’ingresso.

Al primo piano, dall’ampio porticato aperto a sud, si accede a un piccolo locale, da dove con l’ausilio di una scala mobile si può raggiungere il luogo più sicuro della casa in caso di pericolo, un vero e proprio nascondiglio dell’edificio, piccolissimo e fornito solo da una piccola finestra.

Sempre al primo piano si trova una sala, che fu un salone di rappresentanza, dalla quale si accede a un’altra sala sorretta da volte, dove la pittrice Olga Greceanu ha immortalato in affresco, immagini del passato, offrendo ai posteri ritratti della famiglia Maldarescu, prendendo come modello il quadro votivo dalla vicina chiesa del villaggio.

Al secondo piano si trova un bel portico aperto da archi trilobati, mentre a nord si trovano due stanze allestite in epoca più recente sul luogo dove un tempo c’era un ponte.

Come particolarità della costruzione che la colloca tra le più antiche di questo tipo nella zona, a Cula Greceanu la cantina non comunica attraverso il pavimento. Questo ha il vantaggio che, in caso di pericolo, il resto dell’insieme era isolato, ma anche lo svantaggio che, essendo poco profonda nel terreno, le finestre e il portico al piano superiore potevano essere più facilmente accessibili ai malfattori.

Dal 1967 la Cula Greceanu, restaurata, è stata aperta al pubblico per le visite, e attualmente la mostra di base organizzata al suo interno, cerca di illustrare, attraverso alcuni pezzi, l’atmosfera della corte di un boiardo dell’Oltenia.

+ Cula Maldar (I.G.Duca)

Imponente per i suoi muri massici, la cula fu costruita nel 1812 da Gheorghita Maldarescu. L’anno 1827 iscritto sulla parete del primo piano è probabilmente l’anno dell’esecuzione degli stucchi.

La costruzione rettangolare, con uscita sul lato ovest, è composta da un piano terra e due piani. Il piano terra presenta le caratteristiche della cula, avendo una porta di accesso in legno massello di rovere, la cantina comune, la parte abitabile e cinque strette finestre. Qui si vedono gli enormi pilastri di legno, che sostengono le massicce travi. Nota per la sua ambientazione molto autentica, questa stanza è stata usata molto spesso nelle produzioni cinematografiche, come “Gli senza paura/ Neinfricatii”(1969), “Il camino delle ossa/ Drumul Oaselor”(1980), “Iancu Jianu – Zapciul/Il brigante”(1981).

Il primo piano comprende una grande stanza, un ingresso e un salone. Al secondo piano si sono altre tre stanze, di cui una più piccola e un grande portico, il cui soffitto è diviso in tre registri, ciascuno con un motivo decorativo al centro.

Si può notare la varietà e la bellezza delle stufe con bocche di carico in una stanza e la parte riscaldante nella camera adiacente, con modelli diversi da una stanza all’altra e che sono testimoni viventi dell’arte di un mestiere di lunga data.

Nel 1910 I.G.Duca (1879-1033), innamorato del luogo pittoresco, sin da quando fu nominato giudice di Horezu, scoprendo i due edifici disabitati, gli acquistò e decise di costruire nelle vicinanze una modesta casa per le vacanze. 

I.G.Duca, politico liberale di spicco, ha ricoperto le cariche di ministro dell’istruzione (1914-1918), ministro dell’agricoltura (1919-1920), ministro degli affari esteri (1922-1926), ministro degli affari interni (1927-1928) e primo ministro della Romania tra 14 Novembre e 30 dicembre 1933, quando fu assassinato a Sinaia, dal movimento legionario che lui non approvava.

I.G.Duca ha cercato, appassionato di tradizione e autenticità, di organizzare l’interno della cula Maldarescu, nel modo più originale possibile. Nel 1912 sappiamo che negli ambienti c’erano tanti tipi di candele d’argento e nei portici c’erano dei calderoni di rame dai quali pendevano fiori colorati che contrastavano con l’intonaco bianchissimo. Lungo le pareti erano allineati piatti in ceramica realizzati da contadini, vecchie icone raccolte dagli anziani dei paesi, asciugamani, croci, candelieri acquistati nelle fiere di paese. Sul pavimento e sulle sedie erano stesi in una piacevole irregolarità tutti i tipi di coperte colorate di lana e vecchi tappeti colorati con motivi dell’Oltenia.

Oggi, poiché la maggior parte di questi oggetti è scomparsa, si cerca di organizzare una mostra permanente che mantenga sostanzialmente la stessa tendenza dall’inizio del secolo.

+ Casa memoriale I.G.Duca

Costruita nel 1912 dal politico liberale I.G. Duca per essere adibita a casa vacanza, l’attuale costruzione rispecchia per dimensioni e disposizione il buon gusto e la modestia di un uomo che, seppur primo ministro, riuscì a mantenere il buon senso in tutto ciò che faceva.

I.G.Duca, politico di notevole valore, teorico del liberalismo e sostenitore dell’idea di progresso, avrebbe conosciuto una delle carriere politiche più spettacolari e meritate: parlamentare a 26 anni, ministro a 38 e primo ministro a 54 anni.

Nato il 20 dicembre 1879 frequentò a Bucarest le elementari e le prime due classi di liceo, seguite dal Collegio Classico “Cantemir Voda”. Proseguì gli studi superiori al Liceo “Sfantul Sava”. Era uno studente diligente. Si affermò in 2-3 mesi, primeggiando tra i leader e conquistando la stima dei colleghi e docenti. 

Nel giugno 1897 conseguì il diploma di maturità e nell’autunno dello stesso anno partì per Parigi per gli studi universitari, iscrivendosi alla Facoltà di Giurisprudenza.

La tesi di dottorato dello studente I.G.Duca presentata a Parigi alla commissione: “Società cooperative in Romania”, si è imposta per la novità, oltre che per l’approccio.

Rientrato nel Paese, su raccomandazione di Ion I.C. Bratianu, fu nominato assistente giudice in Valcea, Horezu, il 20 dicembre 1902, esattamente il giorno in cui compì 23 anni. Sono seguiti quattro anni di attività presso la Casa Centrale della Cooperazione a Bucarest come vicedirettore.

L’anno 1907 coincide con il momento del suo ingresso nella vita politica nel Partito Nazionale Liberale, nelle cui liste si candida per la prima volta e viene eletto deputato anche nel Parlamento romeno.

Lo scoppio della Prima guerra mondiale segnò la svolta per l’attività politica di I.G. Duca, diventato Ministro della Pubblica Istruzione e dei Culti, qualità che gli consentì di partecipare alle trattative sul Trattato di Alleanza con l’Intesa.

Dopo il portafoglio di ministro dell’Agricoltura per un anno, alla fine della guerra, nel 1922, il Partito Liberale Nazionale, gli affidò il Ministero degli Affari Esteri. Nello stesso anno, il 20 novembre, fu convocata a Losanna alla conferenza di pace con la Turchia, dove fu nuovamente sollevata la questione dei vari stretti marittimi. La disposizione più importante di questo trattato, a cui I.G. Duca diede un notevole contributo, fu il riconoscimento dei confini romeni sancito nei trattati del 1919-1920.

Dopo la Pubblica Istruzione e Culti, Agricoltura, Esteri, nel 1927 divenne capo del Ministero dell’Interno, ma per breve tempo. Dopo la morte di Ionel Bratianu, subito dopo il Re Ferdinando, la presidenza dal Partito Nazionale Liberale fu affidata a Vintila Bratianu, in un momento difficile, quando i liberali stavano iniziando un lungo e difficile periodo di opposizione.

Il ritorno del Re Carlo II sembrava distruggere tutto il capitale politico dei liberali, tanto più che il presidente del partito aveva preso una posizione ferma e I.G. Duca simpatizzava con lui pronunciando la famosa frase “faccio seccare la mia mano destra piuttosto che tendere la mano all’avventuriero” (n.b. si riferiva alla vita disordinata di Carol II).

Figura di spicco della vita pubblica, di esemplare onore, con un’alta consapevolezza di responsabilità, un rifiuto organico di tutto ciò che significa traffico nell’interesse dello Stato, I.G.Duca fu nominato, dopo la morte di Vintila Bratianu, il 14 novembre 1933, dal Re, capo del governo, che sotto un’apparenza pacifica nascondeva l’idea della vendetta.

L’opportunità non si è fatta attendere. Il 7 dicembre 1933, nella riunione di gabinetto, la maggioranza dei governatori, chiamati a votare per lo scioglimento del movimento legionario, si oppose. La procedura naturale sarebbe stata che il Re firmasse un regio decreto di scioglimento ma questo rifiutò, passando questo incarico alla competenza di I.G. Duca, come primo ministro. Con questa risposta negativa, il Re ha deviato l’ira della Legione contro il Duca, che lo ha reso così responsabile di tutte le decisioni del governo.

Le conseguenze non si sono fatte attendere. La sera del 29 dicembre 1933, di ritorno dal castello Peles a Sinaia, dopo un’udienza con il Re, all’uscita della stazione ferroviaria, I.G. Duca fu assassinato da tre legionari. Rispettando la sua volontà testamentaria e, come risulta dal registro del cimitero di Belu, il 6 maggio 1934, le spoglie furono portate nella provincia di Valcea, vicino a Maldaresti, nella chiesa di Ursani, dove riposano ancora oggi.

In Valcea cercarono di perpetuare la sua memoria, erigendo, un anno dopo, una statua proprio nel centro della città, sul luogo dove oggi si trova la statua di Mircea cel Batran proveniente dall’omonimo parco, e il vialone Calea lui Traian fu chiamato per un po’ il boulevard I.G.Duca. Tuttavia, sembra che il tempo sia stato implacabile: durante l’ascesa al potere dei legionari, la statua fu demolita e il viale riacquistò il suo vecchio nome.

Solo a Maldaresti conservano ancora, pieni di nostalgia, il ricordo di quello che un grande storico spagnolo Francisco Veiga definiva “l’ultimo zoon politico dei romeni”.